Norme musica non pubblicata/Appendici/Appendice E

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Appendice D - Intavolature Appendice F - Libretti
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Appendice E - Codici e libri liturgico-musicali

E.0 Indicazioni generali

Ai manoscritti liturgico-musicali (e anche ad altre risorse liturgico-musicali su altri supporti o non notate) si applicano per quanto possibile queste norme sulle risorse musicali non pubblicate, omettendo gli elementi non appropriati ed eventualmente aggiungendo altre informazioni specifiche.

Le indicazioni contenute in questa appendice riguardano l’individuazione di caratteristiche peculiari dei codici liturgici medievali. Tali indicazioni sono in genere valide anche per i manoscritti liturgici più tardi, soprattutto per quanto riguarda la tipologia del codice e la formulazione del titolo.

E.1 Manoscritti privi di titolo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Norme musica non pubblicata 4.1.1.7.

Se il manoscritto non reca un titolo e non è autorevolmente identificato in fonti esterne, si formula un titolo (titolo elaborato), tra parentesi quadre, avvertendo in area 7 quando si ritiene opportuno (par. 4.7.1.7).

Si formula il titolo, generalmente in italiano, in maniera concisa e includendo le informazioni più significative, basandosi sull’analisi dell’omogeneità o meno del contenuto dal punto di vista liturgico: esso infatti può essere riferito a un particolare tipo di esigenza liturgica e a una particolare destinazione di esecuzione, quindi può dar luogo a diversi tipi di libri, distinti o composti tra loro, ma sempre organizzati in modo da formare una unità catalografica.

A tal fine è importante riuscire a distinguere le sezioni che costituiscono il codice e identificare i dati agiologici.

Se il codice contiene materiale che potrebbe sussistere anche in modo autonomo, questo va evidenziato nel titolo, soprattutto nei casi di strutture “anomale”.

Per la formulazione del titolo si raccomanda di attenersi alle denominazioni riportate nella Guida a una descrizione uniforme dei manoscritti e al loro censimento (Roma, ICCU, 1990), Appendice III - I manoscritti liturgici, p. 153-168.

E.2 Notazione musicale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Norme musica non pubblicata 4.5.2.2.

Si specifica, se possibile, il tipo di famiglia neumatica o quadrata cui appartiene la notazione che compare nel manoscritto. A tal fine si può ricorrere al confronto con le tavole pubblicate in La notation musicale des chants liturgiques latins présentée par les Moines de Solesmes, Solesmes 1963.

Per le notazioni principali, vedi anche l’Appendice C - Cenni sulla notazione musicale.

E.3 Note

E.3.1 Note sul contenuto o su contenuti aggiuntivi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Norme musica non pubblicata 4.7.1.5.

Si segnala la presenza di:

  • calendari e litanie , anche se aggiunti e di provenienza diversa;
  • tonari;
  • prologhi del tipo “Gregorius presul...”, “Incipit antiphonarius ordinato a sancto Gregorio...” o simili.

Si descrive brevemente la struttura del libro liturgico, in particolare per quanto riguarda:

  • la struttura del temporale (cioè del proprio del tempo) invernale e/o primaverile, con indicazione della collocazione della Pasqua e delle solennità di apertura e di chiusura;
  • la struttura del santorale (cioè del proprio dei santi), con la specificazione delle feste di apertura e di chiusura;
  • se è riportato il ciclo delle domeniche dopo la Pentecoste e il Commune sanctorum;
  • se si riscontra la presenza di feste particolari di alcuni luoghi o con collocazione inusuale rispetto ai repertori tradizionali.

Per i dettagli significativi da riportare, in riferimento a ogni tipo di libro liturgico, vedi Guida a una descrizione uniforme dei manoscritti e al loro censimento (Roma, ICCU, 1990), Appendice III - I manoscritti liturgici, p. 153-168.

A tale scopo è opportuno confrontare i testi in esame con i repertori consultabili nel Graduale triplex (Solesmes, 1979), nello Psalterium monasticum (Solesmes, 1981), in una delle edizioni del Graduale Sacrosanctae Romanae Ecclesiae ... e dell’Antiphonale Sacrosanctae Romanae Ecclesiae ... (privilegiando le edizioni curate dai padri di Solesmes), nell’Antiphonale monasticum pro diurnis horis (Paris, Tournai, Rome, 1934), oppure, in mancanza dei predetti, anche nel Liber Usualis.

Per il rito ambrosiano si può consultare l’Antiphonale missarum juxta ritum Sanctae Ecclesiae Mediolanensis (Roma, 1935) e il Liber vesperalis juxta ritum Sanctae Ecclesiae Mediolanensis (Roma, 1939).

Se reperibili, si può anche fare riferimento a Variae preces ex liturgia tum hodierna tum antiqua collectae ... (Solesmes, 1901), Kyriale seu Ordinarium Missae (Solesmes, 1905), Cantorinus seu Toni Communes (Solesmes, 1911), Liber responsorialis ... iuxta ritum monasticum (Solesmes, 1895) e Processionale monasticum (Solesmes, 1888).

Quando il manoscritto contiene brani che non compaiono nei repertori sopra citati, che rappresentano una tradizione ormai consolidata, è necessario segnalarne la presenza citando i relativi incipit testuali. Tale ipotesi sarà piuttosto frequente nei casi di tropari o di kyriali riportanti dei tropi (in quanto questi casi sono stati completamente eliminati nella liturgia), o in presenza di sequenziari o di graduali riportanti numerose sequenze oltre le cinque tuttora in uso nella liturgia (Dies Irae, Lauda Sion, Stabat mater, Veni Sancte Spiritus, Victimae paschali).

Data la difficoltà obiettiva di determinare a volte con certezza alcuni elementi, come p.es. il tipo di libro liturgico o il tipo di notazione, è naturalmente consigliabile il ricorso al parere di uno specialista.

E.3.2 Note relative alla redazione, manifattura, etc.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Norme musica non pubblicata 4.7.4.

La presenza di santi locali permette spesso di chiarire l’origine dei manoscritti per quanto concerne sia il luogo sia la datazione. Nomi di santi in qualche modo identificabili vanno pertanto indicati.

E.3.3 Note su altre caratteristiche materiali

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Norme musica non pubblicata 4.7.5.2.

La presenza di santi locali permette spesso di chiarire l’origine dei manoscritti per quanto concerne sia il luogo sia la datazione. Nomi di santi in qualche modo identificabili vanno pertanto indicati.